Criteri di individuazione ed elementi caratterizzanti. Strade vicinali private ad uso pubblico

 Il Comune ha l’obbligo di partecipare agli oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria

 Le strade vicinali nascono come strade di proprietà privata, costituite con apporti di terreno dei proprietari frontisti (ex collatione privatorum agrorum), ossia mediante il conferimento di aree da parte dei proprietari di fondi latistanti e di fondi in consecuzione(sulla definizione anche Cassazione 3130/2013).

Nel tempo alcune di queste strade sono divenute ad uso pubblico.

Al fine di individuare l’esatta natura della strada, ovvero se semplicemente privata o gravata da servitù di uso pubblico ai sensi dell’art. 825 c.c. è necessario indagare le sue condizioni effettive, ovvero la sussistenza di determinati elementi solo con la presenza dei quali una strada può essere definita ad uso pubblico, in particolare:

– l’esistenza di un effettivo passaggio esercitato iure servitutis publicae da una collettività di persone qualificate dall’appartenenza ad un gruppo territoriale;

– la concreta idoneità del bene a soddisfare esigenze di carattere generale (anche per il collegamento con la pubblica via);

– l’esistenza di un titolo valido a fondamento del diritto di uso pubblico, che può anche identificarsi nella protrazione dell’uso da tempo immemorabile (tra le tantissime: T.A.R. Umbria – Perugia, 02 marzo 2018, n. 142 Cassazione civile 14 giugno 2018, n. 15618).

Le ricordate caratteristiche sono quelle che la giurisprudenza unanimemente riconosce per qualificare una strada privata di uso pubblico.

Sempre al fine della suddetta individuazione la giurisprudenza in senso unanime ha rilevato che  l’iscrizione della strada nell’elenco delle strade vicinali di uso pubblico non ha natura costitutiva o portata assoluta, ma riveste solo una funzione puramente dichiarativa della pretesa del Comune e costituisce presunzione iuris tantum, superabile con la prova contraria (ex plurimis: T.A.R. Piemonte – Torino 20 marzo 2013, n. 331 Cons. Stato Sez. 10 gennaio 2012, n. 43 Consiglio di Stato 29 maggio 2017, n. 2531).

A questo punto è dovuta una precisazione: la strada  vicinale anche se ne viene variato l’uso rimane di proprietà privata (anche: T.A.R. Umbria – Perugia, 02 marzo 2018, n. 142).

Recentemente il Consiglio di Stato ha ribadito sul punto un principio che pare ovvio, ovvero perché la strada anziché ad uso pubblico possa ritenersi di proprietà della Pubblica Amministrazione “non basta né che si esplichi il pubblico transito, né la mera previsione programmatica della sua destinazione a strada pubblica, né l’intervento di atti di riconoscimento da parte della Pubblica amministrazione circa la funzione da essa svolta, ma è indispensabile che l’ente locale abbia acquistato la proprietà del relativo suolo”, convenzione, provvedimento ablatorio, usucapione usurpazione espropriativa (Consiglio di Stato 31 agosto 2017, n. 4141).

Alla strada vicinale ad uso pubblico, una volta appurata la natura, segue un correlativo dovere della Pubblica Amministrazione di concorrere alle spese di manutenzione della stessa (Consiglio di Stato 21 settembre 2015, n. 4398).

Il Comune è tenuto a concorrere alle spese per la manutenzione, sistemazione e riparazione della strada vicinale, ai sensi dell’art. 3, del D.Lgs. Luogotenenziale 01.09.1918, n. 1446. Detto articolo prevede, infatti l’obbligo del Comune di partecipare agli oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade vicinali, nella misura variabile da 1/5 fino a metà della spesa a seconda dell’importanza delle strade, purché la strada sia soggetta a pubblico transito, per il resto le spese di manutenzione fanno capo ai proprietari dei fondi finitimi o chi effettivamente trae dalla “strada un effettivo e concreto giovamento in misura e con modalità nettamente differenziate rispetto a tutti gli altri che pure ne fanno uso” (TA.R. Friuli-Venezia Giulia 24 luglio 1989, n. 277).