Norme della legge 203/82 e giurisprudenza recente

 Miglioramenti fondiari, addizioni e trasformazioni nei contratti agrari

La rinuncia all’indennizzo può essere inserita solo negli accordi in deroga

La disciplina dei miglioramenti agrari è contenuta negli articoli da 16 a 20 della legge 3 maggio 1982 n. 203 e riguarda appunto le opere di miglioramento fondiario, le addizioni e trasformazioni degli ordinamenti produttivi e dei fabbricati rurali.

L’indennizzabilità delle opere viene condizionata all’accordo del proprietario o alla richiesta all’organismo competente (ex Ispettorato provinciale).

Ai sensi dell’art. 17 della medesima legge, l’affittuario che ha eseguito le opere di cui all’art. 16, comma 1, ha diritto ad una indennità corrispondente all’aumento del valore di mercato conseguito dal fondo a seguito dei miglioramenti da lui effettuati quale risultante al momento della cessazione del rapporto, con riferimento al valore attuale di mercato del fondo non trasformato.

All’affittuario compete la ritenzione del fondo fino a quando non sia stata versata dal locatore l’indennità fissata dall’organismo competente oppure determinata con sentenza definitiva dall’autorità giudiziaria (art. 20).

La giurisprudenza anche recentemente si è espressa sui miglioramenti (Cass. 13 febbraio 2018 n. 3408).

Coerentemente con il sistema di cui alla legge 203/1982 che prevede una disciplina imperativa derogabile unicamente a mezzo delle convenzioni assistite dalle rispettive associazioni di categoria delle parti, la Suprema Corte ha stabilito la validità della clausola, inserita in un contratto di affitto di fondo rustico, di rinunzia preventiva all’indennità per i miglioramenti fondiari di cui all’art. 17 della legge 203/1982, purché essa sia stata stipulata con l’assistenza delle Organizzazioni professionali, ai sensi dell’art. 45 della suddetta legge.

La stipula della clausola in deroga alla legge con la partecipazione delle rispettive Organizzazioni di categoria viene considerata un presupposto fondamentale ed in mancanza dello stesso, la rinunzia preventiva è nulla, poiché essa è diretta a regolamentare un diritto dell’affittuario in maniera diversa da quello stabilito dal citato art. 17 della legge 203/1982.

È valida secondo la medesima sentenza anche la rinunzia al diritto di ritenzione se circondata dalle garanzie già dette, ovvero purché anch’essa inserita nella convenzione assistita per rendere consapevoli le parti della portata della clausola che sottoscrivono.

Nel senso della rinunciabilità preventiva al diritto ai miglioramenti solo se il contratto viene redatto con l’assistenza delle associazioni di categoria si sono espresse sia la giurisprudenza di legittimità (ad esempio: Cass. n. 8729 del 2012), sia di merito.

In tema di rinuncia ai miglioramenti vale la pena ricordare che la giurisprudenza di merito ha interpretato estensivamente la clausola con cui le parti, nel concordare l’esecuzione di miglioramenti da parte dell’affittuario, stabiliscono che quest’ultimo ne assuma in via esclusiva il conseguente onere economico.

Secondo la Corte di Appello di Brescia il contenuto di una siffatta clausola deve essere letto nel senso che, sopraggiunta la scadenza del contratto, l’affittuario medesimo non possa pretendere la corresponsione della relativa indennità, posto che l’impegno incondizionato ad assumersi gli oneri inerenti all’esecuzione di predette opere implica una rinuncia a tale diritto (App. Brescia 28 febbraio 2004).