L’affitto coattivo si instaura a favore del coerede che ha esercitato l’attività agricola e continua ad esercitarla

L’articolo 49, comma 1°, della legge 3 maggio 1982, n. 203, stabilisce in caso di morte del proprietario di fondi rustici condotti o coltivati direttamente da lui o dai suoi familiari, la costituzione ex lege di un rapporto di affitto agrario in favore di quello, tra gli eredi, che in qualità di imprenditore o di coltivatore diretto al momento della apertura della successione risulti aver esercitato o continui ad esercitare attività agricola sui fondi stessi ivi incluse le porzioni ricomprese nelle quote degli altri coeredi.

L’articolo prevede che il rapporto di affitto che così si instaura tra i coeredi è disciplinato e segue le norme della stessa legge n. 203/82 con inizio dalla data di apertura della successione.

L’articolo 49, comma 2, precisa altresì che l’alienazione della propria quota dei fondi o di parte di essa effettuata da parte degli eredi di cui al comma precedente è causa di decadenza dal diritto previsto dal comma stesso.

Presupposto per l’applicazione della norma è la sussistenza di una comunione ereditaria tra chi ha coltivato e continua a coltivare i fondi del de cuius e gli altri coeredi e avente ad oggetto i fondi sui quali si intende costituire il rapporto di affittanza ex articolo 49 della legge n. 203/82.

Gli altri requisiti stabiliti dalla legge in capo a colui nei confronti del quale si instaura l’affitto coattivo sono: la sussistenza della familiarità pregressa, l’attività professionale sul fondo, il rapporto di collaborazione con il defunto, la qualifica di imprenditore agricolo o coltivatore diretto e, come detto, la continuazione della stessa attività al momento dell’apertura della successione.

La ratio della norma è quella di conservare l’integrità e la continuità dell’azienda agricola, tramite la costituzione ex lege di un rapporto regolato dalle norme sull’affitto agrario in favore di quello tra gli eredi che possieda i requisiti di cui all’articolo stesso e gli altri coeredi.

In altri termini, la tutela di quel coerede che già svolgeva l’attività agricola sul fondo a titolo di coltivatore diretto o di imprenditore agricolo sulla base di un rapporto di mero fatto viene garantita tramite la prosecuzione dell’impresa agricola in favore dello stesso a mezzo dello strumento dell’affitto coattivo.

Ne deriva che l’affitto coattivo non si applica a chi abbia un autonomo titolo di godimento sul fondo, avendo già stipulato ad esempio con i propri genitori un contratto di affittanza.

Ed infatti il coerede, già affittuario sulla base di un contratto di affitto a suo tempo stipulato con il de cuius, continuerà il godimento del fondo in forza della diversa disposizione di cui all’articolo 49, comma 3, che stabilisce che i contratti agrari non si sciolgono per la morte del concedente (nello stesso senso Cass. 20 agosto 2015, n. 17006).

L’affitto coattivo non si applica, poi, in presenza di una diversa disposizione del testatore e costituisce un istituto sussidiario rispetto alla eventuale volontà del testatore che voglia attribuire specifici terreni ai singoli eredi o legatari manifestando le sue valutazioni sulla destinazione degli stessi.

Il principio è stato recentemente ribadito dalla Suprema Corte (Cass. 9 aprile 2019, n. 9804) che ha escluso la sussistenza dei presupposti per l’affitto coattivo per un caso in cui con testamento olografo l’originario proprietario dell’azienda agricola abbia attribuito i terreni ai coeredi mediante attribuzione del fondo o di porzioni concrete di esso a titolo di erede o di legato.

La Suprema Corte enuncia il principio della prevalenza della volontà testamentaria e della valutazione del testatore sulla disciplina legale, anche considerato che non si può negare al soggetto mortis causa quello stesso potere di disposizione di cui ha goduto in vita.

Osserva la Suprema Corte che sono comunque fatti salvi in caso di impresa familiare i diritti dei partecipi di cui all’articolo 230 bis c.c., commi 1 e 4, che regolano tra l’altro i diritti di partecipazione agli utili e il diritto al mantenimento del familiare che partecipa all’impresa familiare.

Ancora rileva la Corte che, nel caso di specie, i terreni sui quali era svolta l’attività agricola sono stati oggetto di divisione operata dallo stesso testatore, attraverso l’attribuzione ai singoli eredi di distinte porzioni e, pertanto, in quel caso è venuto meno il presupposto della comunione ereditaria richiesto dall’affitto coattivo.