Vecchie e nuove figure nell’ambito della modernizzazione dell’agricoltura

 Equiparazione tra coltivatori diretti e iap:norme vigenti e ultime novità legislative.

Dal decreto legislativo n. 99/2004 alla legge finanziaria del 2017

 Sempre di più il legislatore nell’ottica di una modernizzazione dell’agricoltura ha voluto dare importanza alla figura dell’imprenditore agricolo.

Il d.lgs. 29 marzo 2004, n. 99, come modificato dal successivo d.lgs. 27 maggio 2005, n. 101 ha riformato la figura dell’imprenditore agricolo a titolo principale (iatp), così precedentemente definito secondo il diritto comunitario dall’art. 12 l. n. 153/1975 successivamente modificato dall’art. 10 del d.lgs. 228/2001, ora divenuto l’imprenditore agricolo professionale (iap). L’indicata normativa ha proceduto all’equiparazione dell’iap, che deve essere in possesso di determinati requisiti indicati dall’art. 1 comma 1 dello stesso decreto (requisiti professionali, di tempo/lavoro, di reddito, previa iscrizione nella gestione assistenziale previdenziale), con il coltivatore diretto, attribuendo al primo le agevolazioni creditizie e tributarie del secondo.

Lo stesso decreto, che ha provveduto a creare le società agricole, siano esse di persone cooperative o di capitali, ai sensi dell’art. 1 comma 3 del medesimo decreto, equipara le stesse all’iap stabilendone i requisiti: lo statuto deve prevedere quale oggetto sociale l’esercizio esclusivo delle attività agricole di cui all’art. 2135 del codice civile e nel caso di società di persone almeno un socio deve essere in possesso della qualifica di iap, mentre per le società in accomandita la qualifica si riferisce ai soci accomandatari; nel caso di società di capitali o cooperative, trattasi di società iap quando almeno un amministratore che sia anche socio per le società cooperative, sia in possesso della qualifica di iap, considerato che la qualifica di imprenditore agricolo professionale può essere apportata da parte dell’amministratore ad una sola società.

Partendo dall’introduzione della suddetta figura si sono susseguiti gli interventi del legislatore nel senso di voler estendere i privilegi attribuiti alla figura del coltivatore diretto divenuta anacronistica all’iap, ma detti interventi non sono risultati all’interno di una riforma organica e, dunque, poiché di tipo estemporaneo non sono stati collegati tra di loro.

Si pensi alla legge 28 luglio 2016, n. 154, che ha introdotto l’art. 2-bis al secondo comma dell’art. 7 della legge 14 agosto 1971, n. 817, estendendo la prelazione, in assenza di coltivatori diretti insediati sul fondo, a favore dei confinanti proprietari iap del fondo offerto in vendita, prima concessa ai soli proprietari confinanti coltivatori diretti dal comma 2 n. 2 del medesimo articolo. La stessa equiparazione non è stata, tuttavia, applicata all’ipotesi di prelazione in capo al soggetto affittuario del fondo ai sensi dell’art. 8 legge 590/65, che può avere, in assenza di un ulteriore intervento legislativo, solo qualifica di coltivatore diretto.

Nemmeno è stata modificato l’art. 2 comma 3 del d.lgs. n. 99/2004 che ha attribuito la prelazione alle società agricole semplici con qualora almeno la metà dei soci sia in possesso della qualifica di coltivatore diretto come iscritto alla sezione speciale del registro delle imprese.

Da ultimo la nuova finanziaria legge 27 dicembre 2017 n. 205 art. 1 comma 515 ha aggiunto all’art. 7 della legge 3 maggio 1982, n. 203 che reca titolo “equiparazione ai coltivatori diretti” il seguente disposto “sono altresì equiparati ai coltivatori diretti, ai fini della presente legge, anche gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola.

Non solo, quindi, ai fini della stessa normativa, come indicato all’art. 7 nei precedenti commi, devono equipararsi ai coltivatori diretti le cooperative costituite da lavoratori agricoli, gruppi di coltivatori diretti o i giovani laureati in materia di indirizzo agrario – veterinario che si impegnino in proprio alla coltivazione.

Ora l’equiparazione tra coltivatori diretti e iap ai fini della suindicata legge 3 maggio 1982 n. 203 è totale.

Vi è da rilevare che la stessa legge, prima dell’intervento legislativo indicato, individuava due tipi di contratto, quello a coltivatore diretto e quello a non coltivatore diretto, dovendosi sempre tenere conto dell’applicabilità dell’art. 45 l. n. 203/82 ad entrambe le figure.

La categoria dell’imprenditore agricolo veniva, talvolta, citata nella medesima legge (solo agli artt. 17, 22, 49 e 30 poi dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale) ma rimaneva residuale.

La normativa tutta, in ogni caso, si prometteva di favorire i coltivatori diretti – ovvero coloro che, come stabilito dall’art. 6 coltivano il fondo con il lavoro proprio e della loro famiglia, sempreché la loro forza lavorativa costituisca almeno un terzo di quella occorrente per le normali necessità di coltivazione – prevedendo altresì per i non coltivatori diretti un tipo di contratto agrario regolato dagli artt. 22 – che stabilisce una durata quindicennale – e 23 con rinvio ad altre (non tutte) disposizioni della stessa legge applicabili allo stesso non coltivatore diretto (ad esempio miglioramenti risoluzione, etc.).

Con la nuova finanziaria l’equiparazione dell’iap alla figura di coltivatore diretto rende residuale la figura del non coltivatore diretto, mentre le categorie contrattuali diventano quasi del tutto omogenee.

Vi è da dire che questa equiparazione, tuttavia, rimane confinata alla legge sui contratti agrari e non potrà certo sopperire alla lacuna in materia di prelazione agraria, già sopra espressa.